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Articolo - Il quotidiano Trentino - La grande storia del Papa sulle nostre nevi

Sunday, February 9, 2014

La grande storia del Papa sulle nostre nevi

di Paolo Mantovan

Un libro così, direte voi, è semplicemente ovvio. Eppure non ci aveva pensato ancora nessuno. Nessuno che avesse raccolto tante foto insieme. Nessuno che avesse viaggi insieme. Eppure Papa Wojtyla e il Trentino condividono una grande storia. Il Papa che scia e poi celebra messa nel rifugio, sull’Adamello, è uno dei mirabili racconti di Wojtyla, di quelli che cambiano un’epoca.

Una storia così straordinaria non poteva rimanere rinchiusa solo dentro qualche foto e alcuni ritagli di giornale. E, difatti, «il Papa sulla neve» ha suggerito un film, che è stato girato quest’estate sulle nostre montagne e che presto vedremo sugli schermi. Ma nessuno fino ad ora aveva pensato di farci un libro. Un libro su Giovanni Paolo II, il Trentino e quel loro rapporto speciale. Perché Wojtyla è stato quattro volte in Trentino.

E le sue tappe qui, in Trentino, sono state pietre fondamentali lungo il suo percorso. È qui, in Trentino, che Wojtyla costruisce - fisicamente, salendo sui ghiacciai - la modernità del suo messaggio. Dopo i suoi "mi corigerete” e “non abbiate paura”, è qui che Giovanni Paolo II fa aprire gli occhi sulla frontiera del nuovo mondo, su una nuova epoca, dove occorre ritornare a desiderare grandi orizzonti, sì, proprio là sopra, sui ghiacciai trentini, con il sole che splende sull’Adamello, con la neve che scende sulla Marmolada. E le foto del Papa che sorride e cerca l’orizzonte in mezzo alle nostre maestose montagne sono davvero un manifesto di questo uomo nuovo che Wojtyla suggerisce. Ma non è solo stupore. Il rapporto tra l’uomo e la montagna deve essere leale, di rispetto reciproco, altrimenti accade qualcosa di terribile, come a Stava. Dove Wojtyla arriva, addolorato, e si inginocchia. Ecco, se guarderete il libro “Papa Wojtyla Trentino” con questi occhi, potrete vedere il Trentino con gli stessi occhi di Giovanni Paolo II. Ed è questa l’intuizione che ha avuto Giorgio Gelmetti, che ha riunito le cinque tappe (la Marmolada, la prima volta sull’Adamello, la seconda volta sull’Adamello, Stava, la visita a Trento), ha riunito i racconti di tanti testimoni oculari e ha dato pienezza di storia scrita e illustrata a una grande storia: Wojtyla e il Trentino. Che poi potesse essere Giorgio Gelmetti, meglio conosciuto come «Furore», a dare alle stampe un pezzo di storia formato 35 centimetri per 25, per 320 pagine, tutto dedicato a Wojtyla, beh, questo è un altro “dettaglio” straordinario di questo libro. Guardate che scherzi la nostra piccola-grande storia. C’è un “tal” Gelmetti, che diciannove anni fa, da segretario organizzativo del Patt, inventò il grande raduno di Borghetto cercando di rimettere in piedi i sentimenti dell’Asar, e che ora, diciannove anni dopo, costruisce un libro che nessuno aveva mai immaginato. Sul papa che il 27 aprile (assieme a un altro papa, papa Giovanni XXIII) diverrà santo. Gelmetti spiega nella prefazione il perché. Il suo rapporto con la Polonia e un momento difficile della sua vita hanno dapprima avviato e poi sedimentato una particolare devozione per Giovanni Paolo II. Una devozione che vuole divenire anche un tributo concreto. E il tributo diventa questa storia, emozionante, di un papa che cambia la storia passando da Trento e dalle sue montagne.

E, credetemi, sfogliando il li bro pare di riviverla quella storia. Con quegli occhi furbi del papa che escono dal suo ritratto in copertina, che ne mostrano già il carisma: Wojtyla sorride e guarda verso di noi, stringendo gli occhi mentre i fiocchi di neve scendono sulla Marmolada e sul suo cappello. Una foto (di Sembianti) che sembra un manifesto. E poi, con la semplicità di un cappellano, ecco Wojtyla in una serie di foto inedite, che infila gli scarponi da sci, che alza lo sguardo, che si fa spiegare i panorami, che riprende a pregare in mezzo alle montagne.

Questo libro è, finalmente, anche il racconto di Gianluca Rosa: ora notaio, allora, nel 1984, studente e maestro di sci che invita quasi per caso il papa a salire al Rifugio ai Caduti dell’Adamello e a inforcare gli sci (con lui e con suo fratello Marco) sul ghiacciaio. E il papa arriva. E poi c’è il racconto del primo incontro di monsignor Giulio Viviani, che incontra Wojtyla ancora ricco di energie sull’Adamello, e che poi trascorrerà dodici anni a Roma, accanto a un papa invece malato, icona della sofferenza, come cerimoniere di Giovanni Paolo II. Ed è infine un libro che con le sue 150 foto vi condurrà fra le pieghe della storia che in quei giorni si muoveva tumultuosa attorno al percorso di Wojtyla. Con quell’aria gelida di guerra fredda e il caldo racconto di Lech Walesa, sceso in Trentino nei luoghi visitati da Giovanni Paolo II, per consolidare il nuovo rapporto che - proprio in nome e sulle orme di Wojtyla - si è costruito fra il Trentino e la Polonia. E ancora il racconto dell’arcivescovo Luigi Bressan, l’emozione del suo incontro, la cronaca di Ettore Zampiccoli giornalista-testimone del “papa-sciatore”, i lucidi racconti non solo di eventi ma anche di un’epoca attraverso le parole di Alberto Folgheraiter, Marco Zeni e Diego Andreatta.

E poi vedrete ancora le foto del Papa con il presidente Pertini, come due vecchi amici. Vi verrà un po’ di nostalgia. E capirete meglio perché i trentini, a Trento, quando Wojtyla arrivò, non sembravano i soliti “orsi trentini”, ma fremevano. Di emozione.

 

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